La Green Chemistry

Green Chemistry

Secondo voi è più inquinante un’attività di raffinazione del petrolio oppure l’attività di un’industria farmaceutica?

Probabilmente sarete sorpresi nello scoprire che un’industria farmaceutica è, stando alla definizione del fattore E, fino a 1000 volte più impattante sull’ambiente di una raffineria.

Cos’è dunque il Fattore E?

Del petrolio non si butta via niente!
Del petrolio non si butta via niente!

Si tratta di un indicatore che permette di valutare, nell’ambito di un processo chimico, la quantità di scarti che si producono in rapporto alla quantità del prodotto desiderato.
Il petrolio può essere paragonato ad un maiale del quale, com’è noto, non si butta via nulla. Nel processo di raffinazione del petrolio infatti vengono separate diverse frazioni in funzione della loro temperatura di ebollizione ed ognuna di essere trova un’applicazione pratica. Dalle frazioni più pesanti (che non evaporano) otteniamo il bitume, quindi oli combustibili da impiegare come carburanti nelle navi, gasolio, cherosene per gli aerei, benzina ed infine GPL. Gli scarti sono molto pochi in rapporto alla quantità di prodotti utili che si ottengono.

L’attività di un’industria farmaceutica, al contrario, potrebbe essere paragonata a quella di uno scultore del marmo. Da un blocco di, ipotizziamo, 1000 kg realizzerà una statua di 1 kg appena. E il resto? I restanti 999 kg di marmo sono scarti che, in quanto tali, devono essere gestiti nel modo più opportuno. Scarti che, nel caso dell’industria farmaceutica, sono rappresentati da solventi, sottoprodotti talvolta pericolosi per l’ambiente e/o la salute umana.
E’ così che si sta gradualmente affermando il concetto di Green Chemistry. Una “filosofia” di sintesi che permette di ridurre al minimo la quantità di sottoprodotti e di reagenti, massimizzando quindi la quantità di prodotto (utile) ottenibile abbattendo tempi e costi, facendo un gran favore all’ambiente!
Recentemente, ad esempio, è stata messa a punto una nuova sintesi dell’ibuprofene (il noto farmaco anti-infiammatorio commercializzato con diversi nomi, il più comune è Moment). Rispetto alla prima sintesi di questo farmaco che consisteva in sei passaggi e che portava alla produzione di ingenti quantità di scarti come conseguenza della mancata incorporazione di molti atomi dei reagenti nel prodotto finale, nel 1991 è stata messa a punto una nuova strategia che dimezza i passaggi (da sei a tre), permette di ottenere rese più elevate, di usare meno solventi e forma sottoprodotti che possono essere riutilizzati.
Tuttavia nel 2014 l’ottimizzazione della sintesi dell’ibuprofene ha raggiunto (forse) il suo apice con la messa a punto di una sintesi del farmaco in appena 3 minuti utilizzando reagenti economici e facilmente procurabili.

In questo breve articolo abbiamo analizzato uno degli indicatori utilizzati nel campo della Green Chemistry, ma, prima di concludere, ci sembra d’obbligo precisare che l’attività di un’industria di raffinazione non è propriamente “eco-friendly”. Questo a dimostrazione del fatto che l’utilizzo di un solo parametro per definire la “compatibilità ambientale” di un processo o di una reazione potrebbe essere fuorviante. Infatti, un impianto di raffinazione, come mette in evidenza questo articolo di approfondimento di Treccani, determina importanti impatti negativi su aria (emissione di polveri, NO, CO, metalli…), acqua (idrocarburi, ammoniaca…) e suolo (polveri di carbone, fanghi, idrocarburi…). In rapporto però alla quantità totale di prodotti ottenibili, si producono molti meno scarti rispetto ad un’industria farmaceutica.

Informazioni su François Burgay 42 Articoli
Dottorato di ricerca in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Attualmente lavoro come ricercatore presso il Paul Scherrer Institut, in Svizzera

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