I gusti del gatto

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Il gatto percepisce i sapori come noi oppure no?

Come funziona il meccanismo di percezione di un gusto?

I gatti hanno recettori diversi dai nostri
I gatti hanno recettori diversi dai nostri

Il gusto è un meccanismo importantissimo usato dagli animali per scegliere i cibi che siano contemporaneamente nutritivi e sicuri. Per esempio il sapore dolce e umami è utilizzato per selezionare quei cibi ricchi in calorie e amminoacidi, mentre il sapore amaro ha la tipica funzione di evitare l’assunzione di cibo che potrebbe contenere delle tossine. La percezione del sapore amaro è mediata da un recettore, il Tas2r. I recettori, come avevamo già visto in questo post, si possono considerare come delle serrature che causano l’accensione o lo spegnimento di un motore quando una opportuna chiave entra nella loro apertura. In termini più rigorosi, un recettore determinerà una risposta biologica (l’accensione o spegnimento del motore) quando una specifica molecola, detta ligando (la chiave), entra nel suo sito di legame (la serratura).
I recettori dei gusti dolce e umami sono relativamente semplici, nel senso che funzionano con un numero limitato di chiavi, mentre i recettori del sapore amaro hanno un ruolo molto più delicato dal momento che devono essere in grado di riconoscere un’enorme quantità di molecole ingurgitate attraverso il cibo con l’obiettivo di prevenire l’ingestione di quelle pericolose. Se da un lato quindi ci sono poche chiavi in grado di aprire le serrature dei gusti dolci e umami (scatenando la reazione biologica di percezione di questi sapori), dall’altro, la serratura del gusto amaro deve essere estremamente versatile perché deve funzionare con moltissime chiavi differenti.

Un recente studio ha evidenziato come i nostri animali domestici percepiscano differentemente i sapori da noi. I ricercatori hanno indagato due recettori del gusto amaro nei gatti, conosciuti come Tas2r38 e Tas2r43, e si è cercato di vedere come questi rispondessero all’azione di due composti amari con strutture simili a quella dei cavoletti di Brussels e dei broccoli (rispettivamente il feniltiocarbammide, PTC, ed il 6-N-propiltiouracile, PROP) e di aloina (estratto dalla pianta dell’aloe) e di denatonium (sostanza addizionata nei liquidi antigelo per prevenirne l’ingestione). Il confronto con la versione umana di questi recettori ha evidenziato che da un lato il gatto era poco o per nulla sensibile al PTC e al PROP, e dall’altro era meno sensibile all’aloina, ma più sensibile al sapore amaro del denatonium. I gatti quindi, oltre a non percepire il sapore dolce, non disponendo dei recettori adatti, percepiscono differentemente da noi anche il gusto amaro. In particolare i loro recettori amari sembrerebbero meno versatili di quelli umani riuscendo ad apprezzare questo sapore solo da un range più ristretto di molecole. Riprendendo la metafora iniziale, la “serratura” si fa aprire da meno “chiavi”.

Avendo identificato questi nuovi recettori e avendo capito come essi reagiscono in funzione delle diverse molecole, l’industria farmaceutica e di alimenti per gatti potrebbe studiare dei composti che possano inibire i recettori del sapore amaro in modo tale da rendere più appetitosi cibi e medicinali per i nostri compagni a quattro zampe.

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Autore dell'articolo: François

Laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Oltre a lavorare in un laboratorio, ama andare in montagna.

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