Il lago Nyos

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Il Lago Nyos in Cameroun
Il Lago Nyos in Cameroun

Può un lago uccidere più di 1700 persone e 3500 capi bestiame dislocati entro un raggio di oltre 25 chilometri? Può sembrarvi assurdo, ma la risposta è sì. Stiamo parlando del Lago Nyos, un bacino di 1,5 chilometri quadrati di superficie situato in Camerun, a circa 1100 metri di quota.

La stratificazione del Lago Nyos
La stratificazione del Lago Nyos

Le acque dei laghi sono suddivise in strati, come una torta millefoglie. Lo strato più superficiale, l’epilimnio, è quello che viene scaldato direttamente dal Sole ed è quindi più caldo rispetto a quello più profondo, l’ipolimnio. Tra i due vi si colloca la termoclina, uno strato attraverso il quale si sperimenta una brusca variazione di temperatura: dai 15°C superficiali ai 5-6°C delle profondità.
La termoclina, analogamente ad un tappo, limita fortemente i trasferimenti di sostanze tra acque superficiali e acque profonde.
Tuttavia, all’avvicinarsi della stagione fredda e alla fine dell’inverno si può verificare un rimescolamento complessivo delle acque del lago: quando l’acqua superficiale raggiunge i 4°C (temperatura alla quale ha la massima densità, “pesa” di più) sprofonda e favorisce la risalita delle acque profonde. Questo è quanto avviene alle nostre latitudini.
Nei Paesi equatoriali, quale è il Cameroun, le stagioni non esistono: fa sempre caldo, pertanto il rimescolamento stagionale non si verifica. Il risultato è che le acque profonde non diventano mai superficiali e viceversa. Ad eccezione della notte del 21 Agosto 1986.

Ma perché un semplice rimescolamento delle acque avrebbe dovuto provocare la morte di così tante persone e animali? La spiegazione è da ricercarsi nell’origine del Lago: esso infatti è collocato al di sopra di una camera magmatica che rilascia in continuo ingenti quantità di anidride carbonica nelle acque profonde del Lago. L’anidride carbonica, in assenza di un rimescolamento, si accumula in questo strato e non riesce a diffondere in quelli superiori a causa della presenza del “tappo”: la termoclina.

La condizione antecedente al disastro era quindi paragonabile a quella di una bottiglia di champagne: l’anidride carbonica era confinata nella bottiglia e il tappo di sughero ne impediva la fuoriuscita. Ma se si stappa la bottiglia? In termini scientifici: se avviene il rimescolamento?
Quando stappiamo lo spumante generalmente osserviamo una forte effervescenza: questa è l’anidride carbonica che abbandona la bottiglia, dove si trova in concentrazioni maggiori rispetto all’atmosfera, per migrare in quest’ultima. E questo fenomeno, su larga scala, è assolutamente analogo a quanto accaduto a Nyos. Il fenomeno prende il nome di eruzione limnica.
Ad oggi il motivo per il quale è avvenuto il rimescolamento nel Lago Nyos non è ancora del tutto chiaro. Si suppone che, in analogia con quanto avvenuto in un altro lago Camerounense, tale fenomeno sia stato provocato da un’importante frana che ha coinvolto i versanti del lago. Questa ha innescato un movimento delle acque tale da portare quelle profonde in superficie.

La morte per asfissia di numerosi animali
La morte per asfissia di numerosi animali

Essendo l’anidride carbonica più densa dell’aria, una volta emessa ha iniziato a scendere lungo il versante che contiene il lago alla velocità di circa 50 chilometri orari incontrando diversi villaggi di allevatori e uccidendo silenziosamente tutto ciò che incontrava: uomini, donne, bambini, animali.
Di per sé l’anidride carbonica non è un gas tossico, tuttavia quando essa si trova in concentrazioni particolarmente elevate, causa la morte per asfissia visto che diminuisce la percentuale di ossigeno disponibile. Generalmente un calo dal 21% (concentrazione di ossigeno alla quale siamo esposti normalmente) al 18% è sufficiente per provocare il decesso di un essere umano.

Per evitare che una situazione simile si ripresenti in un prossimo futuro, dal 2001 anche grazie ai fondi stanziati dall’Unione Europea, è stato attivato un programma di degasamento attraverso il quale le acque profonde del Lago vengono forzate in una condotta verso la superficie.

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Autore dell'articolo: François

Laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Oltre a lavorare in un laboratorio, ama andare in montagna.

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