Chimica e geopolitica

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Possono i cambiamenti climatici aver causato la Rivoluzione Francese del 1789 ed essere una delle cause dei flussi migratori che stanno interessando l’Europa in questi ultimi anni?

Il vulcano Lakakigar, Islanda
Il vulcano Lakakigar, Islanda

Siamo in Islanda, 8 Giugno 1783. Inizia uno degli eventi più drammatici della storia del nostro Pianeta: l’eruzione del Laki. Essa si protrasse per 8 mesi, provocò la fuoriuscita di circa 15 km3 di lava. Per cercare di visualizzare questo numero, si pensi che tutto il basalto fuoriuscito dalle bocche dei 140 crateri di Laki, sarebbe stato sufficiente per pavimentare l’intera città di Roma (superficie di 1.285 km2) e di Londra (superficie 1.572 km2) con marciapiedi spessi 5 metri!
Uno dei principali gas emessi dal vulcano fu SO2 che, a contatto con l’umidità atmosferica, si trasformò in un aerosol di acido solforico H2SO4 che, precipitando sulla terra sotto forma di pioggia acida, causò gravi problemi alle culture di mezza Europa. In più, questa nube di acido solforico, nota alle cronache contemporanee come “nebbia secca”, causò un calo delle temperature di circa 1,3°C specialmente in Francia e Regno Unito fino al 1788. Gli effetti di questo brusco raffreddamento climatico si registrarono anche in Alaska (dove l’estate del 1783 passò alla storia come “l’estate che non arrivò mai”), in Italia e in Egitto. Il calo delle temperature fu causato dall’aumentata quantità di solfati nell’atmosfera e nelle nuvole che ebbe l’effetto di incrementare l’albedo planetaria, cioè la quantità di radiazione solare riflessa.
Secondo alcuni ricercatori, i rigidi inverni, sommati ad estati particolarmente piovose, causarono un periodo di lunga e profonda carestia in molti paesi Europei e Nord Africani. In alcune località del Regno Unito si registrarono 28 giorni di gelo consecutivi e più di 8000 decessi per il freddo. Le abbondanti nevicate ed il conseguente disgelo estivo causarono enormi inondazioni che provocarono una crisi nei raccolti ed un’impennata del prezzo del grano. Furono proprio queste condizioni climatiche estreme che contribuirono ad espandere la povertà e crearono le condizioni per l’esplosione della Rivoluzione Francese del 1789.

Migranti in viaggio nel Mediterraneo
Migranti in viaggio nel Mediterraneo

Anche il cambiamento climatico che stiamo vivendo in questi decenni è alla base di un altro sconvolgimento politico: le crisi in Paesi come la Siria e l’Iraq. Infatti, la ragione dei fenomeni migratori che stanno interessando l’Europa in questi mesi, non è soltanto legata all’insorgenza di gruppi terroristici quali ISIS o Al Qaeda, ma ha anche altre spiegazioni. In questa circostanza, l’attore chimico responsabile è la CO2 e, più in generale, i gas serra emessi in maniera eccessiva dall’attività antropica principalmente nei paesi sviluppati. In effetti, una delle ragioni che diede il via alla rivolta Siriana nel 2011 è da ricercarsi nella tremenda siccità che ha interessato il Medio Oriente tra il 2006 e il 2010; la peggiore mai registrata, determinata, secondo la rivista Proceeding of the National Academy of Sciences, proprio dalle influenze antropiche sul sistema climatico. Alcuni scienziati hanno altresì ipotizzato che i cambiamenti climatici abbiano anche giocato un ruolo nel Nord Africa causando un aumento dei prezzi del cibo che fu uno dei fattori scatenanti della Primavera Araba (rivolte in Egitto, Libia, Tunisia ed Algeria), mentre un report ONU ha concluso che i cambiamenti climatici sono una importante causa dei conflitti nel Darfur (Sudan).

Ciò premesso, come riportato dall’editoriale di Craig Bennet, sul The Guardian, sarebbe sbagliato individuare nei cambiamenti climatici gli unici colpevoli di queste crisi sociali e politiche. Ieri come oggi, essi sono UNA causa, certamente non LA causa. E’ tuttavia indiscutibile che essi abbiano esacerbato situazioni già di per sé delicate e, in ultima analisi, contribuito al collasso di tre interi Stati: Iraq, Siria e Libia.

Le crisi enunciate sono avvenute in seguito ad un incremento delle temperature inferiore a 1°C, cosa succederebbe se la temperatura dovesse aumentare di di 2°C o 4°C? Dal 30 Novembre all’11 Dicembre si terrà a Parigi la XXI Conferenza delle Parti (COP21), in occasione della quale gli Stati intervenuti si confronteranno sul tema dei cambiamenti climatici, con l’obiettivo di stipulare, dopo oltre 20 anni di mediazioni, un accordo vincolante ed universale sul clima, accettato da tutte le nazioni.

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Autore dell'articolo: François

Laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Oltre a lavorare in un laboratorio, ama andare in montagna.

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