L’immortale Rasputin

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Nella Russia dei Romanoff dei primi del ‘900, uno strano personaggio iniziò a far parte della Corte degli Zar. Il suo nome era Grigorij Efimovič Rasputin.
Rasputin era uno stregone proveniente dalle fredde e povere periferie siberiane dell’Impero Russo. Dopo un lungo girovagare per i territori dello Zar Nicola II, Rasputin arrivò a San Pietroburgo quando ormai si era guadagnato la fama di guaritore miracoloso. Casualmente riuscì ad entrare in contatto con Anna Virubova, confidente della zarina, la quale, complice l’emofilia che affliggeva l’erede al trono, il figlio dello Zar Nicola, Aleksej, lo introdusse alla corte dei sovrani sostenendo che sarebbe riuscito a guarire il giovane dalle atroci sofferenze che lo affliggevano. L’emofilia è una malattia ereditaria che comporta un’elevata difficoltà nella coagulazione del sangue. Si suppone che Aleksej venisse curato dai medici di corte con dell’aspirina. L’aspirina ha sì un effetto antidolorifico, tuttavia ha anche un importante effetto anticoagulante. Questo comportava quindi un peggioramento delle condizioni dell’erede al trono. Rasputin, con i suoi “poteri magici”, riuscì ad interrompere le crisi emolitiche favorendo la guarigione di Aleksej. La spiegazione naturalmente non è da ricercarsi nel sovrannaturale, ma, molto più probabilmente nell’interruzione della cura a base di aspirina.

Una foto di Rasputin
Una foto di Rasputin

Fu questo episodio a far entrare Rasputin, uomo alto e forte e dai modi particolarmente grezzi (e per questo molto amato dalle donne di corte), nell’élite di San Pietroburgo, allora capitale dell’Impero Russo. Rasputin ebbe anche una grande influenza sulle decisioni prese a corte, specialmente dopo la dichiarazione di guerra del 1914 all’Impero Germanico e quello Austro-Ungarico. Guerra contro la quale Rasputin si schierò fin da subito prevedendo, e in questo caso a ragione, il vacillamento del trono di Nicola II.
Probabilmente fu a causa di questi due fattori, la grande influenza a corte e l’essere contro la guerra, oltre naturalmente alla sua vita dissoluta, ad attirare su di sé forti ostilità. Se per assurdo la Russia si fosse ritirata dal conflitto, magari proprio in virtù delle pressioni esercitate da Rasputin sullo Zar, per Francia e Gran Bretagna sarebbe stata una disfatta.

E fu così che si arrivò alla notte tra il 16 e 17 Dicembre 1916. A San Pietroburgo d’inverno le temperature possono raggiungere anche i -20°C. Fuori, quella notte, non c’era anima viva. Il buio avvolgeva i palazzi ed in particolare il luogo in cui si sarebbe dovuto consumare l’omicidio dello stregone siberiano: il Palazzo Jusupov. Con una scusa i congiurati, il granduca Dmitrij Pavlovič, il principe Feliks Feliksovič Jusupov ed il deputato conservatore Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, lo invitarono a Palazzo per incontrare la bellissima moglie di Jusupov. Lo fecero accomodare in uno scantinato opportunamente sistemato per l’occasione e iniziarono ad offrirgli vino e dolci; avvelenati con il cianuro di potassio. Per due ore Rasputin consumò i dolci e bevve il Madera, ma non accadde nulla. Rasputin non morì e non furono nemmeno sufficienti i colpi di pistola (di cui uno alla testa) sparati contro di lui. In effetti, l’autopsia evidenziò che Rasputin era ancora vivo quando i congiurati, lo gettarono nella Neva, il fiume di San Pietroburgo e, soprattutto, non evidenziò alcun segno di avvelenamento da cianuro di potassio. Come fu possibile?

Il corpo tumefatto di Rasputin
Il corpo tumefatto di Rasputin

Il cianuro di potassio (KCN) è uno dei veleni più potenti in circolazione. In particolare, lo ione cianuro ha un’affinità elevatissima nei confronti dell’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto dell’ossigeno nelle cellule. In condizioni normali, l’emoglobina funziona analogamente ad una metropolitana: il passeggero (l’ossigeno) viene trasportato alle cellule (le varie fermate). Al raggiungimento della fermata, il passeggero scende ed il treno riparte verso le fermate successive dove scendono altri passeggeri (quindi altre molecole di ossigeno). Se però un individuo assume del cianuro questo meccanismo non funziona più. Dal punto di vista fisiologico, il cianuro si lega fino a 2000 volte più efficacemente all’emoglobina rispetto all’ossigeno. In altre parole, se nel sangue ci sono sia ossigeno che cianuro, l’emoglobina tenderà a legarsi preferenzialmente con quest’ultimo. Tornando all’esempio del treno della metropolitana, si può pensare al cianuro come una scolaresca in gita che riempie totalmente i vagoni del treno dalla prima fermata al capolinea, impedendo così l’ingresso dei singoli passeggeri (le molecole di ossigeno) sul convoglio. La morte quindi è immediata e avviene per soffocamento.

Ma allora perché non è stata trovata traccia di cianuro durante l’autopsia? La chimica ci viene in soccorso nel formulare un’ipotesi. E’ infatti possibile che il cianuro di potassio utilizzato da Jusupov fosse stato conservato per lungo tempo in condizioni particolarmente umide. In queste condizioni, l’anidride carbonica atmosferica ha potuto reagire con l’umidità per formare un acido debole, l’acido carbonico. L’acido carbonico così formato ha potuto reagire con il cianuro di potassio formando acido cianidrico (un gas) e l’innocuo bicarbonato di potassio, una polvere bianca indistinguibile dal cianuro di potassio.
Potrebbe essere stato quindi questo il motivo per cui Rasputin non è morto avvelenato dal cianuro di potassio: semplicemente non gliel’hanno mai somministrato. Il veleno utilizzato era, per certi versi, un veleno scaduto!

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Autore dell'articolo: François

Laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Oltre a lavorare in un laboratorio, ama andare in montagna.

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