Olio contraffatto: il caso della Spagna

Olio di colza
Olio di colza

E’ una giornata come un’altra a Madrid, nel maggio del 1981. E’ ormai primavera inoltrata, le giornate sono soleggiate e finalmente, dopo il rigore dell’inverno ci si può godere il caldo e la movida spagnola in tutto il suo vigore. Tuttavia stava per accadere qualcosa che avrebbe scosso la Spagna per i successivi mesi. Parliamo di una storia di olio contraffatto in Spagna che oggi abbiamo deciso di raccontarvi.  

Una chiamata al pronto soccorso. Un giovane della periferia di Madrid lamenta nausea, febbre e difficoltà respiratorie. I tentativi di salvarlo sono vani e muore senza apparentemente motivo. Da lì ad un mese sono 25 000 le persone che in Spagna vengono ricoverate in ospedale con disturbi simili e, alla fine dell’emergenza saranno circa 1 000 le persone che moriranno e altrettante che dovranno convivere con problemi cronici quali danni al fegato o altre patologie autoimmuni. Che cosa sta accadendo? 

Come in un avvincente giallo di Agatha Christie gli investigatori iniziarono a porsi delle domande e i primi indiziati furono scritti sul registro degli indagati: asparagi, fragole e cipolle andate a male? Alcuni iniziarono anche ad incolpare gli animali domestici come causa di trasmissione di un ipotetico virus. Tuttavia, con il passare del tempo, gli occhi si spostarono sull’indiziato numero uno: olio da cucina avariato.

Per capire quale sia l’origine di questo devastante avvelenamento, occorre fare un passo indietro. Fino agli anni ’60, l’olio di colza rappresentava una formidabile risorsa a fini culinari: costava poco, molto meno dell’olio d’oliva. Per questo le sue vendite aumentarono esponenzialmente, fino a quando, un gruppo di ricerca svedese scoprì che esso poteva contenere fino al 50% di acido erucico, un composto che provocava problemi cardiovascolari sui topi. 

Anilina
Anilina

Da qui, la decisione da parte di molti paesi di bandire l’utilizzo dell’olio di colza a fini alimentari. Poteva essere usato soltanto come lubrificante. Per evitare che venisse usato come olio alimentare, all’olio di colza venne addizionata l’anilina: un composto aromatico caratterizzato da un gruppo amminico. L’anilina avrebbe conferito all’olio un gusto e un odore nauseabondi. Se siete mai stati in un mercato del pesce specialmente a fine giornata, l’odore di pesce marcio è proprio attribuito all’anilina oltre che ad altri composti amminici. 

Tuttavia, la presenza di anilina nell’olio di colza non scoraggiò alcuni loschi produttori di olio. In effetti, il mercato dell’olio in Spagna era troppo ricco per limitare la produzione di olio di colza solo al settore industriale. Per questo motivo, alcune partite di olio vennero trattate affinché l’anilina venisse eliminata. Purtroppo però, questo processo determinò la conversione dell’anilina in un mix di derivati come i fenilamminopropanoli o fenilammidi, estremamente tossici per la salute umana. Sembra che siano stati proprio questi composti la causa di tutti i malesseri che si registrarono in quel periodo di fine primavera.  A Luglio dello stesso anno, il governo spagnolo ordinò la distruzione di tutte le partite di olio contraffatte con la conseguenza che il numero di casi di persone ammalate calò drasticamente. 

Il caso dell’olio contraffatto in Spagna rappresenta bene come la chimica possa essere un valido alleato dell’uomo. In effetti, l’addizione di anilina all’olio di colza avrebbe potuto salvare migliaia di vite visto il suo sapore e odore. Tuttavia, è stato l’utilizzo criminoso da parte dell’uomo ad aver causato un disastro sanitario con pochi eguali nella storia spagnola.

Ad oggi, l’olio di colza è stato modificato geneticamente per poter essere perfettamente utilizzato anche in ambito alimentare senza rischi per la salute. La sua ultima versione si chiama olio di canola con un bassissimo contenuto di acido erucico.

Questo articolo è stato ispirato dal podcast della Royal Society of Chemistry Vi invitiamo a conoscere “Chemistry in its element” su Spotify o sul sito della RSC per altre ed interessanti avventure nel mondo della Chimica.

Informazioni su François Burgay 42 Articoli
Dottorato di ricerca in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Attualmente lavoro come ricercatore presso il Paul Scherrer Institut, in Svizzera

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