Il disastro silenzioso dell’olio di palma

A group of fresh and ripe oil palm fruits in basket
Olio di palma
Olio di palma

Proviamo a fare un gioco!
La prossima volta che andate a fare la spesa, provate a leggere con attenzione l’etichetta dei prodotti che acquistate e scartate, adesso vi diciamo il perché, quelli che contengono olio di palma. Ce la fate?
Biscotti, fette biscottate, grissini, brioches, salse, crackers, gelati, Nutella (!)… La lista dei prodotti che lo contengono è infinita e, purtroppo, in un periodo di ristrettezze economiche, si tende a preferire una marca rispetto ad un’altra in base al prezzo. E l’olio di palma costa poco. Quindi anche il prodotto che lo contiene.
Ma andiamo con ordine e rispondiamo alla semplice domanda: perché evitare l’olio di palma?

L’olio di palma si ricava dalla polpa dei frutti della pianta Elaeis guineensis originaria dell’Africa, ma oggi coltivata nelle zone tropicali dell’America, in Malesia ed Indonesia. L’aspetto dell’olio non appena estratto per spremitura e separato dal resto del frutto per centrifugazione è di colore arancione, chiaro indizio della presenza di carotenoidi. Essi però, durante il processo di raffinazione e sterilizzazione vengono persi per azione del calore (i carotenoidi si dicono quindi termolabili).
Gli oli che noi siamo abituati ad usare in cucina, uno su tutti l’olio d’oliva, sono costituiti da acidi grassi insaturi (73%) che sono, brevemente, delle molecole molto importanti ai fini della prevenzione delle malattie cardiovascolari. Questi grassi si distinguono dagli acidi grassi saturi che, invece, favoriscono le suddette malattie. L’olio di palma, insieme all’olio di cocco, è al contrario di quanto vale per la stragrande maggioranza degli oli, ricco in acidi grassi saturi (49%) e questo rende il suo aspetto a temperatura ambiente solido. E’ più simile alla sugna che all’olio, per intenderci.

I danni alla salute sono però marginali, nel senso che basta non abusarne restando al di sotto dei 20 grammi di acidi grassi saturi al giorno che non succede nulla al nostro organismo. Altroconsumo sostiene che “L’olio di palma non è da demonizzare: è meno dannoso del burro, dell’olio di cocco e dei famosi grassi idrogenati. Contiene però una grande quantità di grassi saturi, che possono incidere negativamente sul nostro sistema cardiovascolare. Sostituirlo, perciò, significa dare un piccolo vantaggio per la nostra salute, a patto che al suo posto venga utilizzata una materia grassa più sana, come l’olio di girasole. Sostituirlo: un bene anche per l’ambiente”. Il vero problema è quindi legato ai danni ambientali che la coltivazione delle palme per produrre l’olio sta causando.

Foreste a Sumatra incendiate per fare spazio alle coltivazione di olio di palma
Foreste a Sumatra incendiate per fare spazio alle coltivazione di olio di palma

I principali problemi ambientali legati alla monocoltura dell’olio di palma sono:

    la deforestazione e perdita di biodiversità

vengono rase al suolo migliaia di ettari di foreste tropicali per far posto alle piante di palma facendo perdere biodiversità vegetale e animale (gli elefanti che vivono nelle foreste pluviali indonesiane si sono ridotti del 50% nell’arco di una generazione). Si stima che in Malesia e Indonesia il 60% dell’espansione di olio di palma sia avvenuto a discapito di foreste vergini. Secondo il Rapporto quinquennale FAO sulle foreste del 2007, la sola Indonesia perde un milione di ettari all’anno di foreste pluviali. Il ritmo di crescita annuale delle nuove piantagioni ha raggiunto tra il 2000 e il 2006 i 350.000 ettari l’anno e queste continuano a espandersi.

    inquinamento atmosferico

il disboscamento e gli incendi estesi su vaste aree di foresta palustre e torbiera ha determinato un’enorme quantità di emissione di gas serra. Uno studio realizzato dall’Università di Standford e di Yale ha calcolato che a causa della coltivazione dell’olio di palma saranno immesse in atmosfera più di 558 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2020. Una quantità maggiore delle emissioni derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili in Canada.

    inquinamento falde acquifere

per ogni tonnellata di olio di palma prodotto, vengono generate 2,5 tonnellate di fluidi di scarico. Questi fluidi, che possono comprendere diserbanti ma anche prodotti di raffinazione dell’olio, vengono direttamente gettati nei corsi d’acqua naturali, inquinando così le fonti d’approvvigionamento per piante, animali e persone.

Va tuttavia precisato che non tutto l’olio di palma ha lo stesso impatto ambientale. Una (piccola) parte proviene da piantagioni con una certificazione di sostenibilità rilasciata dal Roundtable of Sustainable Palm Oil, un’organizzazione creata nel 2004 dal WWF internazionale insieme a una serie di produttori e altri stakeholder, comprese grandi aziende come Nestlè e Barilla.

Informazioni su François Burgay 42 Articoli
Dottorato di ricerca in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Attualmente lavoro come ricercatore presso il Paul Scherrer Institut, in Svizzera

1 Commento

  1. L’inquinamento ambientale derivante dalla produzione di olio di palma è ingente. Tuttavia non bisogna dimenticare che la maggior parte dell’inquinamento atmosferico mondiale viene prodotto dai gas di scarico delle autovetture ad alimentazione tradizionale. Sarebbe quindi opportuno educare la popolazione non solo sui danni provocati dall’olio di palma, ma anche su quelli nati dalle nostre automobili. L’auto elettrica e la mobilità sostenibile non sono un miraggio, sono temi attualissimi. Sfortunatamente l’Italia sembra essere l’ultimo degli Stati europei a prestarvi attenzione. Speriamo le cose cambino.

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