Referendum 17 Aprile sulle Trivelle

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Referendum 17 Aprile sulle trivelle

Piattaforma petrolifera
Piattaforma petrolifera

Finalmente è sera. Torni a casa da una giornata di lavoro e decidi di guardarti un bel film, ma, sul più bello, salta la luce. Cosa fai? Rinunci al film e vai a letto? La risposta a questa domanda dovrebbe corrispondere alla scelta che farai il 17 Aprile per il Referendum sulle trivelle. Infatti, quello che deciderai il 17 Aprile equivale sostanzialmente a riattivare la corrente e rimettersi a guardare il film fino alla sua conclusione (con il NO), oppure rinunciare al film, nonostante questo non sia ancora finito (con il SI).

In altri termini, il quesito referendario chiede agli elettori: “volete voi che, quando scadranno le concessioni nelle acque territoriali italiane, quei giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio? [volete andare a letto senza aver visto il finale del film? – nda]”. Nel quesito, quindi, non si fa riferimento a nuove trivellazioni (già vietate), bensì alla continuazione dell’estrazione di gas o petrolio da piattaforme che già esistono. In caso di vittoria del SI, ci troveremmo nell’assurda situazione di avere le potenzialità di estrarre del combustibile (sia in termini di risorse sia in termini di infrastrutture), ma di non poterlo effettivamente fare. Un esempio? L’impianto ENI di Porto Garibaldi Agostino ha una concessione in scadenza. Se dovesse vincere il SI, potrebbe ottenere un’estensione per ulteriori cinque anni, ma poi sarebbe costretto ad interrompere le attività di estrazione di gas naturale anche se il giacimento ne dovesse contenere ancora.

La produzione di gas naturale e petrolio in Italia

Attualmente sono 85 le piattaforme (dati: Ministero dello Sviluppo Economico) destinate all’estrazione di petrolio e gas naturale entro i 22 km dalla costa (circa 12 miglia). Di queste 85, solo 11 (il 13%) sono destinate all’estrazione del petrolio, mentre la restante parte si occupa dell’estrazione del gas naturale, il combustibile fossile più pulito. Le 132 piattaforme offshore (sommando quelle entro le 12 miglia e quelle oltre le 12 miglia dalla costa) contribuiscono alla produzione del 65% del gas italiano (che rappresenta circa l’8% del fabbisogno energetico nazionale) ed il 25% di tutto il petrolio estratto in Italia. Per conoscere maggiori informazioni e dettagli circa l’attività di estrazione di gas naturale in Italia, leggi questo articolo.

Il Referendum NON riguarda nuove trivellazioni che sono già vietate per legge

I comitati per il SI vogliono far passare il messaggio che questo referendum bloccherà le nuove trivellazioni. In realtà, le nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa sono già vietate per legge.

Se vince il SI, siamo tutti più sicuri?

Purtroppo no. Dal momento che il contributo energetico del gas e del petrolio estratti dal mare non è trascurabile, quando le concessioni saranno scadute, dovremmo importare dall’estero ingenti quantità di combustibile che dovrà viaggiare a bordo di petroliere. Nell’arco degli ultimi 40 anni, si sono verificati ben 131 incidenti nei mari italiani, di cui 52 (pari al 40% del totale) con sversamento del carico, 71 (pari al 54% del totale) senza sversamento del carico, 8 (pari al 6% del totale) di cui non si ha informazione. In 34 dei 52 incidenti con sversamento del carico, sono state riversate in mare circa 202.330 tonnellate di carico. Di queste, circa 160.000 tonnellate di greggio (di cui 144.000 nel solo incidente della Haven di fronte il porto di Genova), 35.000 tonnellate di prodotti chimici (fra cui nitrato d’ammonio e triossido di cromo), 5.200 tonnellate di gasolio e 700 tonnellate di olio combustibile.

Piattaforma petrolifera - trivella
Piattaforma petrolifera – trivella

Le trivelle non sono eco-friendly

Alla luce di tutto il discorso che ho cercato di fare, non vorrei passasse il messaggio che sono a favore delle trivellazioni, specialmente quelle volte alla ricerca del petrolio. Tutti abbiamo ancora stampati nella mente il disastro della piattaforma Deep Water Horizon. Ma il discorso in questo caso è differente, sia perché si sta parlando di impianti principalmente rivolti all’estrazione di gas naturale, sia perché non si sta chiedendo di impedire che vengano costruite nuove piattaforme, ma si sta chiedendo di interrompere l’attività estrattiva indipendentemente dalle riserve presenti nel giacimento. Un futuro energetico più sostenibile passa inevitabilmente dall’estrazione di gas naturale dai nostri mari. Precluderci questa possibilità sarebbe una scelta irrazionale oltre che irresponsabile.

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Autore dell'articolo: François

Laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Oltre a lavorare in un laboratorio, ama andare in montagna.

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