Che mondo sarebbe senza petrolio?

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Prodotti derivati dal petrolio
Prodotti derivati dal petrolio

Che mondo sarebbe senza petrolio? Una domanda alla quale molti risponderanno: “Un mondo migliore, più pulito, più sicuro e più amico dell’ambiente”. Non sono risposte sbagliate, ma un mondo senza petrolio sarebbe un mondo senza tutto ciò che noi oggi diamo per scontato. In effetti, anche in uno scenario in cui si produca solamente energia pulita, un mondo senza petrolio sarebbe comunque azzoppato.

Vi ricordate la canzone “Ci vuole un fiore”? Il ritornello faceva più o meno così: “per fare un tavolo ci vuole un fiore; per fare tutto ci vuole un fiore“. Scientificamente parlando, possiamo cambiare queste strofe nelle meno poetiche: “…per fare tutto ci vuole il petrolio“. Ma che cos’è il petrolio? Il petrolio è una miscela complessa di diverse sostanze chimiche contenenti per lo più atomi di carbonio, con piccole quantità di altri composti contenenti zolfo, azoto e ossigeno. Una volta estratto, il petrolio grezzo, il cosiddetto “greggio”, deve essere lavorato in un processo noto come raffinazione. Durante la raffinazione, il greggio viene separato in diverse frazioni a seconda delle differenti proprietà delle molecole che le costituiscono. E, dal momento che, come per il maiale, del petrolio non si butta via niente, ogni frazione trova una sua specifica applicazione: dal GPL alle benzine, dagli oli pesanti fino ad arrivare alla frazione solida che viene utilizzata per fare asfalti e bitume.

Pensare al petrolio unicamente come combustibile sarebbe però errato. Se vi dicessi che il vostro dentifricio proviene dal petrolio? O le gomme da masticare? Ma anche i rossetti, i profumi, le corde di una chitarra, i deodoranti e le lenti a contatto? Senza considerare poi gli pneumatici, gli inchiostri, alcuni fertilizzanti, i coloranti, alcune medicine, gli shampoo, la colla e, su tutti, la plastica. Come si fa a sintetizzare questi prodotti a partire dal petrolio (o dal gas)?

La plastica è uno dei principali prodotti derivanti dal petrolio.
La plastica è uno dei principali prodotti derivanti dal petrolio.

Esattamente come da un animale selezioniamo le parti di carne che ci interessano, anche dal petrolio (o dal gas), attraverso specifiche reazioni chimiche è possibile arrivare all’isolamento di specifiche molecole note come Building Blocks Primari. Per esempio, a partire dal propano contenuto nel gas naturale o dalle nafte leggere, una miscela contenente molecole da 5 a 10 atomi di carbonio, isolate dal petrolio, è possibile ottenere etilene, propilene e butadiene attraverso il processo dello “Steam Cracking“. Chiameremo queste molecole “monomeri”. Tra di essi, l’etilene è forse quello più importante in quanto è stato proprio a partire da una sua polimerizzazione (vale a dire l’unione di tante molecole di etilene una dopo l’altra) che Ziegler e Natta sono riusciti a produrre la prima plastica (Polietilene ad Alta Densità, HDPE). L’etilene può anche essere trasformato in ossido di etilene ed in seguito a glicole etilenico, un monomero usato, insieme all’acido tereftalico, per la sintesi di un’altra plastica: il Polietilen tereftalato, PET.
Sebbene in Europa il riciclo della plastica dal 2006 al 2012 ha registrato un incremento del 40%, a fronte di una contrazione del 24% dello stoccaggio in discarica, a livello globale quasi l’80% della plastica (circa 700 milioni di Kg) viene bruciato o seppellito ogni anno (dato: 1998) trasformando così un’invenzione che ha radicalmente rivoluzionato le nostre vite in una seria minaccia per l’ambiente. Forse, la consapevolezza che questo prezioso materiale, la cui produzione sta globalmente aumentando, derivi da una fonte non rinnovabile, dovrebbe stimolarci a trattarlo alla stregua di un minerale prezioso che va riciclato e non sprecato.

Il campo della Chimica Organica industriale è davvero molto vasto, ed in questo articolo abbiamo trattato da vicino soltanto uno dei processi che, a partire da petrolio o gas naturale, porta alla produzione di un bene che ha portato benessere e sviluppo: la plastica. Tuttavia, come abbiamo visto, non è l’unico. In effetti, l’etilene, insieme a propilene e butadiene, può, attraverso ulteriori processi industriali, produrre molteplici altri composti chimici. Per esempio dall’etilene si può produrre dicloroetano e da quest’ultimo il vinil cloruro, la cui polimerizzazione darà il Polivinilcloruro, PVC, un’altra tipologia di plastica. Oppure dal benzene, prodotto dal petrolio attraverso un processo noto come “reforming catalitico“, si può ottenere il cumene e da quest’ultimo, il fenolo. Tutti questi prodotti possono essere ulteriormente lavorati e portare alla produzione di altri beni fondamentali ed imprescindibili.

In definitiva, possiamo fare a meno di petrolio e gas? No, e difficilmente potremmo farne a meno in un futuro prossimo per via della difficoltà nel trovare alternative all’altezza. Una che merita l’attenzione è quella che porta alla produzione di etilene a partire dal bioetanolo proveniente da piantagioni di canna da zucchero. Il processo, a tutti gli effetti “petrolio-free”, è alla base della produzione di plastica “green”. Ma la domanda a questo punto è: quanto è etico utilizzare un potenziale alimento per produrre plastica?

Informazioni su François Burgay 44 Articoli
Dottorato di ricerca in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e laureato in Chimica dell'Ambiente presso l'Università di Torino ha da sempre la passione per la divulgazione della scienza e della chimica in particolare. Attualmente lavoro come ricercatore presso il Paul Scherrer Institut, in Svizzera

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